Campus dei Licei
Schio - 2004


Progetto 9° classificato

Capogruppo: arch. Enrico Garbin
Collaboratori: arch. Maurizio Parolari, arch. Alberto Fichera

Un terrapieno ad altezza variabile si estende sull’area delle scuole, generando un sistema di spazi articolati non compromesso con il traffico veicolare. La zolla, piattaforma del sapere, diviene principio ordinatore per i nuovi manufatti e al tempo stesso riordina il tessuto originario. Il sistema di spazi trattati a prato riprende il concetto anglosassone di campus in cui l’erba è l’elemento unificante.
Piani inclinati, patii scavati e corti ribassate, che permettono l’accesso e l’illuminazione diretta dei locali seminterrati, reinventano gli ambiti di pertinenza di ogni scuola.
La zolla si configura come una vera e propria isola ambientale, senza alcuna penetrazione del traffico veicolare. I parcheggi per le automobili vengono ricavati per lo piu’ lungo il bordo sud, su via Tito Livio; i parcheggi coperti per cicli e motocicli vengono inglobati nei lembi sollevati della zolla stessa. Solamente bici e pedoni avranno accesso al campus e potranno circolare nel reticolo di percorsi pavimentati nel verde.
Il Campus si configura come uno spazio aperto informale, versatile e privo di recinzioni. Un reticolo di percorsi costeggia tutto il bordo della zolla e penetra all’interno connettendosi agli accessi principali e secondari degli edifici. Il verde a prato circonda le scuole. Il sistema dei piani inclinati genera spazi verdi complementari e contigui alle piazze e ai patii, dedicati alla sosta, allo studio-svago all’aperto nella bella stagione.

Fulcro del campus è la piazza sulla quale si attestano la biblioteca-mediateca e il ristorante-caffetteria. Essa è interamente scavata nella zolla e si configura come platea di un teatro all’aperto. I due edifici affiorano come lembi della zolla stessa; lungo via Tito Livio sono connessi da una tettoia continua verde che permette il collegamento in quota tra le due porzioni di zolla.

Il teatro è una “montagna”, un’ondulazione artificiale della zolla. Due grandi vetrate ne contengono il foyer e due sale contrapposte da 1000 e da 500 persone. Al centro lo spazio della scena, che permette, in caso di utilizzo “totale” come auditorium, l’eliminazione del diaframma mobile tra le sale stesse.
Entrambe le sale sono circondate longitudinalmente da una “pelle” vetrata e da un sistema di tende mobili che possono essere completamente rimosse, in modo da mettere in forte continuità spaziale il foyer con le sale stesse.
La sala espositiva si trova a un livello più basso, guarda la riva del torrente Boldoro, il cui tracciato verrà rettificato, per creare una terrazza attigua alla sala espositiva stessa. Servizi igienici e sistema di camerini si trovano nell’interrato. L’accesso carraio per il carico-scarico dei materiali della scena, avviene mediante un passaggio sotterraneo comunicante con via Tito Livio.

Il mantenimento della continuità ambientale generata dal torrente Boldoro, ha imposto la scelta di spostare l’area soggetta a perequazione a completamento dell’edificazione esistente su via Pozza Maraschin.
Sono state scelte due tipologie di residenze, disposte in modo da mantenere una forte permeabilità con l’area verde: case in linea o a schiera su 3 piani, e case a torre, tipo “stadt-villa” su 3 piani.

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